Gli eventi e la nostra storia

gli eventi e la storiaNon credo che gli eventi e la nostra storia legati all’uomo, fin dalla sua comparsa sulla Terra, possano annoverarsi tra quelli di avara produzione, purtroppo, in termini di presenza di feroci criminali a capo di regni, stati, eserciti. Tuttavia, con questo breve contributo non si intende né fare un elenco degli stessi, del resto sarebbe abbastanza lungo, né conferire un primato a chi ha commesso i delitti più atroci. Ebbene, a proposito di atrocità inenarrabili in danno di parte di popolazioni inermi, e solo per questo non andrebbero dimenticate, oggi faccio cenno ad un paio di personaggi che da questo punto di vista, a mio avviso, si sono guadagnati un posto sul podio del crimine: Erode e Hitler.

Con riguardo al primo, gli eventi e la nostra storia rimandano alla narrazione di San Matteo Apostolo ed Evangelista: «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano» dove «è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato» e convocati in segreto i Magi chiese loro di essere informato «accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Avvertiti in sogno, i Magi non tornarono da Erode, e accortosi che si «erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi» (cfr. Il Vangelo di Matteo, 2003, pp. 15-16-18, Milano, Leonardo International, commentato dall’Arcivescovo Vincenzo Paglia).

Con riguardo al secondo, secoli dopo, correva l’anno 1933, gli eventi e la storia rimandano al Capo dello Stato tedesco, Hindenburg – eletto Presidente della Repubblica nel 1925, riconfermato nel 1932 –, allorquando nomina Adolf Hitler cancelliere. Da lì a breve, in nome della sicurezza pubblica, furono gradualmente ma molto rapidamente abolite tutte le libertà individuali e collettive fino allora esistenti, permettendo al contempo l’arresto indiscriminato e ad ampio raggio degli oppositori.

Sicché, brevemente, in un clima diversamente rassicurante si giunse alla richiesta dei pieni poteri in favore dell’indiscusso autore del Mein Kampf (il saggio di Adolf Hitler, La mia battaglia, pubblicato nel 1925), avanzata all’indirizzo di un parlamento oramai ombra di se stesso e dove l’accoglimento apparve fin da subito scontato, così come in effetti avverrà. La conseguenza naturale di tali eventi sarà la legittimazione della violenza di Stato, necessaria, ad avviso del potere costituito, per debellare ciò che restava delle libertà e di quanti tramavano contro l’allora status quo. (Gli eventi e la nostra storia).

Il metodo esecutivo criminale di Adolf Hitler e dei suoi gerarchi, attuato per il raggiungimento certo dei loro obiettivi, è stato quello di tracciare a tappeto, quindi censire e allontanare dalla vita sociale – istituendo anche zone di confinamento e coprifuochi in aree specifiche – tutta una serie di individui, ma per riuscire completamente nell’intento era necessario ottenere il più ampio consenso possibile da parte dell’opinione pubblica. Per questo il “genio” Joseph Goebbels si avvalse, con indiscutibile e riconosciuto successo, della propaganda politica.

In effetti la propaganda politica non è una invenzione del Novecento, ma certamente lo è la stata la propaganda di massa verso la quale Joseph Goebbels e Adolf Hitler avevano una idea assai simile o comunque fortemente convergente, e come la storia ricorda, anche molto persuasiva. Come si legge in uno dei tanti testi sull’ascesa al potere di Adolf Hitler, Goebbels scrive che le masse sono molto più primitive di quanto si immagini e che pertanto la propaganda deve essere sempre ed essenzialmente semplice, fondata sul principio della ripetizione. Così, a lungo andare, solo l’uomo capace di ridurre i problemi ai termini più semplici e l’uomo che avrà il coraggio di ripeterli senza stancarsi in questa forma semplificata, riuscirà ad influenzare in modo essenziale l’opinione pubblica (cfr. Il Nazismo, 2007, Milano, Alpha Test). (Gli eventi e la nostra storia).

Dello stesso tenore la teoria di Hitler, convinto che le capacità ricettive e di comprensione delle masse sono molto limitate, ed inoltre dimenticano presto. Perciò, stando così le cose è chiaro che una propaganda efficacie deve esprimere pochi concetti essenziali, ed esprimerli il più possibile in formule stereotipate, dove tali slogan devono essere ripetuti all’infinito. La propaganda deve essere quindi popolare e deve adattare il suo livello spirituale alla capacità di comprensione dei meno intelligenti fra coloro a cui intende rivolgersi (Ibid).

Insomma, un coacervo di idee tanto demenziali e con un elevato potenziale criminogeno, quanto, purtroppo, efficaci al raggiungimento dello scopo. Uno strumento, quello della propaganda, che tutt’oggi chiama in causa lo studio di Gustave Le Bon (1841-1931) sulla suggestionabilità delle folle. Infatti, nell’opera “Psicologia delle folle” (1895), l’autore tratta della facilità di suggestione delle persone quando si ritrovano tutte assieme, un fenomeno definibile come per “contagio” poiché la prima suggestione ad imporsi si trasmette poi a tutti gli altri individui indicando la direttrice comune da prendere. Tant’è, prosegue Le Bon, nei soggetti suggestionati l’idea fissa tende a trasformarsi in azione, prescindendo dall’oggetto e dallo scopo, ovvero, sia trattasi di un’azione delittuosa oppure di un’opera generosa da compiere, la folla si presta con la medesima facilità. (Gli eventi e la nostra storia).

Numerazione in sequenza 18A20 del 28/10/2020