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La protezione umanitaria

la protezione umanitariaLa protezione umanitaria e lo studio della Corte di Cassazione. Con questo articolo propongo ai miei lettori, in formato integrale, il lavoro svolto dall’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte Suprema di Cassazione, in materia di disposizioni urgenti sul fenomeno dell’immigrazione, protezione internazionale e complementare (Relazione n. 94 del 20 novembre 2020). Come si potrà di seguito approfondire, nella Relazione si precisa altresì come «prima del d.l. n. 113 del 2018, la cd. protezione umanitaria aveva assunto – sotto l’ombrello dell’art. 5, comma 6 – un’estensione molto ampia e aveva consentito di riconoscere il permesso per motivi umanitari in ipotesi eterogenee di vulnerabilità». Infatti, «come più ampiamente illustrato nelle Relazioni di questo Ufficio nn. 108/2018, 119/2018 e 84/2019, la giurisprudenza di legittimità, pur ritenendo che la protezione umanitaria esaurisse lo spettro applicativo dell’asilo costituzionale (v. per tutte Cass., Sez. 6-1, n. 11110/2019, Rv. 653482-01), aveva qualificato tale forma di protezione un “catalogo aperto” legato a ragioni di tipo umanitario non necessariamente fondate sul fumus persecutionis o sul pericolo di danno grave per la vita o per l’incolumità psicofisica; le situazioni c.d. vulnerabili da proteggere alla luce degli obblighi costituzionali ed internazionali gravanti sullo Stato italiano potevano avere l’eziologia più varia senza dover necessariamente discendere come un minus dai requisiti delle misure tipiche del rifugio e della protezione sussidiaria (Cass., Sez. 6-1, n. 23604/2017, Rv. 646043-02; Cass., Sez. 1, n. 28990/2018, Rv. 651579-01; l’orientamento era perdurato anche dopo l’approvazione del “decreto sicurezza”, sulla base dell’interpretazione di non retroattività delle sue disposizioni abolitrici: v. Cass., Sez. 1, n. 13096/2019, Rv. 653885-01, Cass, Sez. 1, n. 1104/2020, Rv. 656791-01). La giurisprudenza ha dunque riconosciuto rango costituzionale al diritto al permesso di soggiorno umanitario, considerandolo manifestazione attuativa del diritto di asilo di cui all’art. 10, comma 3, Cost. (Cass., Sez. Un., n. 30658/2018, Rv. 651814-01). Contemporaneamente, però, la giurisprudenza riteneva (e ritiene) che la protezione umanitaria esaurisca la portata applicativa dell’asilo costituzionale e che dunque non vi sia più alcun margine di residuale diretta applicazione dell’art. 10, comma 3, Cost. e nemmeno per il diretto e immediato riconoscimento del diritto di asilo costituzionale tout court» (Segue la Relazione qui allegata). (La protezione umanitaria).

Numerazione in sequenza 21A20 del 05/12/2020

Storie di Uomini e di Mondi

Storie di Uomini e di MondiPer quanti l’avessero persa, suggerisco, attraverso questo link, la visione della puntata della trasmissione “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi” del 18 novembre 2020, in onda su LA7. Argomento trattato: “Stragi 1992-1994 e la longa manus dello Stato dietro le bombe”. Nella puntata in esame di “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi” si ricostruiscono le fasi preliminari degli attentati, gli sviluppi processuali, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le ultime novità giudiziarie, il tutto corroborato da interviste inerenti le recenti dichiarazioni rese da un ex agente della Polizia Penitenziaria che sta raccontando ai magistrati tutta una serie di circostanze a partire dalla strage di Capaci. Una puntata dove si è posta attenzione sia sulle rivelazioni del citato ex agente penitenziario, sia su una lunga serie di indizi che, secondo alcuni, dimostrerebbero la presenza di una regia ben precisa che per motivi anche di natura intellettiva non può essere attribuita alla manovalanza mafiosa. (Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi).

Da qui la domanda: questo ex agente della Polizia Penitenziaria può apportare un contributo per la lotta alla mafia altrettanto significativo come quello che a suo tempo portò Buscetta?

Ebbene, a distanza di quasi trent’anni da quelle stragi, come precisato in puntata: «la sensazione è che qualche elemento nuovo stia emergendo», ovvero «la catena stragista che parte dal 1992 al 1994, che perlomeno è la catena stragista esaminata dal primo processo, attualmente in appello, sulla trattativa Stato mafia, ci dimostra che Cosa nostra e lo Stato agirono da comprimari, scambiandosi ruoli, interessi, obiettivi e le divise». Ed inoltre: «è merito di questa trasmissione che ha rotto il silenzio asfissiante di parecchi media, torniamo a interrogarci (…) anni dopo, sul periodo stragista. Tra altri trent’anni saremo ancora ad interrogarci? Io credo di no. E credo di no perché ormai siamo giunti alla conclusione di questa storia e siamo in condizione di tirare il bandolo della matassa. Sarà compito della magistratura dire e dare una risposta definitiva di verità agli italiani, perché gli italiani ne hanno diritto. E perché gli italiani, ancor prima che le conclusioni giudiziarie, sono giunti alla conclusione che Cosa nostra non fece tutto da sola».

Ospiti di “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi”, programma condotto da Andrea Purgatori, sono stati: Antonino (Nino) Di Matteo; Saverio Lodato; Leonardo Guarnotta; Luana Ilardo.

Per approfondimenti suggerisco anche questo link.

Pubblicazione in sequenza 20A20 del 24/11/2020

Propaganda e istigazione a delinquere

propaganda e istigazione a delinquereConsiderate certe esternazioni che spesso capita di ascoltare o leggere, oggi pongo attenzione sul tema della propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Fattispecie di reato prevista e punita dall’articolo 604-bis del Codice penale. Brevemente, la norma punisce “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”; nonché punisce “chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Vieta quindi “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, punendo “chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività”. Così come si applica la pena della reclusione se la propaganda, l’istigazione e l’incitamento “si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”.

Propaganda e istigazione a delinquere intesa dunque come una norma incriminatrice autonoma, specifica ed ampia, che punisce non solo ogni forma di propaganda concreta basata sulla superiorità o sull’odio razziale, ma financo la propaganda e diffusione di pensieri negazionisti rispetto a fatti storico-sociali realmente accaduti. Infatti, ho accennato all’inizio come la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, sia un fenomeno tutt’altro che isolato, proprio perché lo si avverte attraverso l’ascolto o lettura di interventi propinati dai media o dai social network più in generale, ma, tengo a sottolineare, almeno questo è il mio pensiero, senza che talune persone si rendano effettivamente conto del fatto che stanno violando la norma penale con tutto ciò che ne consegue sia in termini di pena a cui vanno incontro, sia – a questo non pensa mai nessuno oppure è sottovalutato dai più – con riguardo al costo in danaro necessario per difendersi da un incardinando processo basato su tali e concrete accuse. Continua a leggere