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Occupazione e parità di trattamento

occupazione e parità di trattamentoRiprendo le pubblicazioni in questo inizio 2021 trattando, come del resto di consueto, un tema particolarmente delicato, questa volta afferente alla occupazione e parità di trattamento. Infatti, dalla lettura in combinato disposto degli artt. 2 e 3 del Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216, in materia, appunto, di “parità di trattamento” a proposito di “occupazione e di condizioni di lavoro”, è pacifico che, riassumo: «ai fini del presente decreto (…) per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale» e «si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale (…) con specifico riferimento» all’accesso «all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione».

Tanto premesso, il caso qui in esame, trascinatosi per anni tra rinvii ai vari organi giurisdizionali, ha riguardato le dichiarazioni di un noto professionista che nel corso di una intervista radiofonica ebbe ad affermare «di non volere assumere e di non volersi avvalere della collaborazione, nel proprio studio, di persone omosessuali», ma che tale pronuncia era semplicemente frutto della libera manifestazione del proprio pensiero così come garantito ad ogni cittadino dall’art. 21 della Costituzione (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), non trattandosi, quindi, «della manifestazione pubblica di una politica di assunzione», ovvero «senza che fosse in corso una procedura di assunzione». Continua a leggere

La protezione umanitaria

la protezione umanitariaLa protezione umanitaria e lo studio della Corte di Cassazione. Con questo articolo propongo ai miei lettori, in formato integrale, il lavoro svolto dall’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte Suprema di Cassazione, in materia di disposizioni urgenti sul fenomeno dell’immigrazione, protezione internazionale e complementare (Relazione n. 94 del 20 novembre 2020). Come si potrà di seguito approfondire, nella Relazione si precisa altresì come «prima del d.l. n. 113 del 2018, la cd. protezione umanitaria aveva assunto – sotto l’ombrello dell’art. 5, comma 6 – un’estensione molto ampia e aveva consentito di riconoscere il permesso per motivi umanitari in ipotesi eterogenee di vulnerabilità». Infatti, «come più ampiamente illustrato nelle Relazioni di questo Ufficio nn. 108/2018, 119/2018 e 84/2019, la giurisprudenza di legittimità, pur ritenendo che la protezione umanitaria esaurisse lo spettro applicativo dell’asilo costituzionale (v. per tutte Cass., Sez. 6-1, n. 11110/2019, Rv. 653482-01), aveva qualificato tale forma di protezione un “catalogo aperto” legato a ragioni di tipo umanitario non necessariamente fondate sul fumus persecutionis o sul pericolo di danno grave per la vita o per l’incolumità psicofisica; le situazioni c.d. vulnerabili da proteggere alla luce degli obblighi costituzionali ed internazionali gravanti sullo Stato italiano potevano avere l’eziologia più varia senza dover necessariamente discendere come un minus dai requisiti delle misure tipiche del rifugio e della protezione sussidiaria (Cass., Sez. 6-1, n. 23604/2017, Rv. 646043-02; Cass., Sez. 1, n. 28990/2018, Rv. 651579-01; l’orientamento era perdurato anche dopo l’approvazione del “decreto sicurezza”, sulla base dell’interpretazione di non retroattività delle sue disposizioni abolitrici: v. Cass., Sez. 1, n. 13096/2019, Rv. 653885-01, Cass, Sez. 1, n. 1104/2020, Rv. 656791-01). La giurisprudenza ha dunque riconosciuto rango costituzionale al diritto al permesso di soggiorno umanitario, considerandolo manifestazione attuativa del diritto di asilo di cui all’art. 10, comma 3, Cost. (Cass., Sez. Un., n. 30658/2018, Rv. 651814-01). Contemporaneamente, però, la giurisprudenza riteneva (e ritiene) che la protezione umanitaria esaurisca la portata applicativa dell’asilo costituzionale e che dunque non vi sia più alcun margine di residuale diretta applicazione dell’art. 10, comma 3, Cost. e nemmeno per il diretto e immediato riconoscimento del diritto di asilo costituzionale tout court» (Segue la Relazione qui allegata). (La protezione umanitaria).

Numerazione in sequenza 21A20 del 05/12/2020

Storie di Uomini e di Mondi

Storie di Uomini e di MondiPer quanti l’avessero persa, suggerisco, attraverso questo link, la visione della puntata della trasmissione “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi” del 18 novembre 2020, in onda su LA7. Argomento trattato: “Stragi 1992-1994 e la longa manus dello Stato dietro le bombe”. Nella puntata in esame di “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi” si ricostruiscono le fasi preliminari degli attentati, gli sviluppi processuali, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le ultime novità giudiziarie, il tutto corroborato da interviste inerenti le recenti dichiarazioni rese da un ex agente della Polizia Penitenziaria che sta raccontando ai magistrati tutta una serie di circostanze a partire dalla strage di Capaci. Una puntata dove si è posta attenzione sia sulle rivelazioni del citato ex agente penitenziario, sia su una lunga serie di indizi che, secondo alcuni, dimostrerebbero la presenza di una regia ben precisa che per motivi anche di natura intellettiva non può essere attribuita alla manovalanza mafiosa. (Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi).

Da qui la domanda: questo ex agente della Polizia Penitenziaria può apportare un contributo per la lotta alla mafia altrettanto significativo come quello che a suo tempo portò Buscetta?

Ebbene, a distanza di quasi trent’anni da quelle stragi, come precisato in puntata: «la sensazione è che qualche elemento nuovo stia emergendo», ovvero «la catena stragista che parte dal 1992 al 1994, che perlomeno è la catena stragista esaminata dal primo processo, attualmente in appello, sulla trattativa Stato mafia, ci dimostra che Cosa nostra e lo Stato agirono da comprimari, scambiandosi ruoli, interessi, obiettivi e le divise». Ed inoltre: «è merito di questa trasmissione che ha rotto il silenzio asfissiante di parecchi media, torniamo a interrogarci (…) anni dopo, sul periodo stragista. Tra altri trent’anni saremo ancora ad interrogarci? Io credo di no. E credo di no perché ormai siamo giunti alla conclusione di questa storia e siamo in condizione di tirare il bandolo della matassa. Sarà compito della magistratura dire e dare una risposta definitiva di verità agli italiani, perché gli italiani ne hanno diritto. E perché gli italiani, ancor prima che le conclusioni giudiziarie, sono giunti alla conclusione che Cosa nostra non fece tutto da sola».

Ospiti di “Atlantide: Storie di Uomini e di Mondi”, programma condotto da Andrea Purgatori, sono stati: Antonino (Nino) Di Matteo; Saverio Lodato; Leonardo Guarnotta; Luana Ilardo.

Per approfondimenti suggerisco anche questo link.

Pubblicazione in sequenza 20A20 del 24/11/2020