Diritto alla conoscenza

Scrive l’autore nella prima parte del libro intitolato “Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale” (Nicolò Zanon, 2024, Torino, Zanichelli): «A voler fare i giuristi sul serio, c’è da dire che non è nemmeno chiaro se esprimere e rendere nota una opinione dissenziente, rivelando così il proprio voto e i propri argomenti, sia davvero vietato». Ebbene, sul punto segnalo la registrazione video del dibatto dal titolo “Corte Costituzionale e diritto alla conoscenza”.

Dialogo sulle masse

Estratto da “Dialogo sulle masse e la paura della morte”, Elias Canetti / Theodor W. Adorno, in, MicroMega 2/86, pp. 193-194. Dal testo stenografico di una conversazione del 1962 fra i due autori che prende spunto da uno dei più noti testi di Canetti: Masse e Potere. – ADORNO – «Io so che spesso Lei si discosta molto da Freud e che è fortemente critico nei suoi confronti. Ma in una metodica Lei è certamente d’accordo con lui, e precisamente in questo: Freud ha spesso sottolineato di non avere assolutamente l’intenzione di contestare o di respingere i risultati di altre scienze consolidate, ma solamente di voler aggiungere qualcosa che in esse era stato trascurato. Io credo che Lei potrebbe spiegare questa cosa nel modo migliore con l’importanza centrale che il problema della morte assume nella Sua opera. Lei potrebbe farlo proprio con il complesso della morte anche per dare ai nostri ascoltatori un’idea, un modello, di cosa sia effettivamente questo “trascurato”. In tal modo si potrà vedere la fecondità del metodo e ci si accorgerà del fatto che qui vengono discusse non solo cose sulle quali altrimenti poco si riflette, ma anche che proprio la naturalezza con la quale questi momenti vengono accettati ha in se qualcosa di pericoloso». – CANETTI – «È assolutamente vero, credo, che la considerazione della morte svolga nella mia ricerca un ruolo importante. Se dovessi dare un esempio di ciò cui Lei accennava, allora sarebbe la questione della sopravvivenza, sulla quale secondo me troppo poco si è riflettuto. Il momento in cui un uomo sopravvive a un altro è un momento concreto e io credo che l’esperienza di questo momento abbia conseguenze molto importanti. Io credo che questa esperienza venga nascosta dalla convenzione, da ciò che si deve sentire quando si sperimenta la morte di un altro essere umano, ma che sotto, nascosti, ci siano determinati sentimenti di soddisfazione e che da questi sentimenti di soddisfazione, che a volte possono persino essere di trionfo possa derivare qualcosa di molto pericoloso, se essi si verificano spesso e si sommano. E questa esperienza della morte altrui io credo sia un germe assolutamente essenziale del potere. E visto che Lei ha parlato proprio di Freud: io sono il primo ad ammettere che il modo in cui Freud cominciava le cose daccapo, senza lasciarsi spaventare o distogliere da nulla, ha lasciato su di me un’impronta profonda. È certamente vero che io oggi non sono più convinto di alcuni dei suoi risultati e che mi debbo opporre ad alcune delle sue specifiche teorie. Ma per il suo modo di affrontare le cose ho, come sempre, il massimo rispetto».

L’ultimo esorcista

Dal libro “L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana” (2011). Estratto della parte introduttiva intitolata “Svegliamoci prima che sia troppo tardi”, Padre Gabriele Amorth (1925-2016). «Chiedo scusa ai lettori se, dopo aver scritto tanti libri su Satana e gli esorcismi, oso ancora presentarne uno nuovo con la pretesa di non ripetere ma di completare quanto già detto. Mi spingono il Vangelo, san Paolo, la Madonna. Anzitutto vorrei dire una cosa sul titolo scelto, L’ultimo esorcista. È un titolo volutamente provocatorio. È ovvio che io non sono l’ultimo esorcista rimasto in questo mondo. Dopo di me altri ce ne saranno e già ce ne sono, anche di giovani. Ma nel mondo siamo in così pochi che ognuno di noi nella sua battaglia quotidiana si sente inevitabilmente come se fosse l’ultimo, l’ultimo esorcista chiamato a combattere contro il grande nemico, il principe di questo mondo, Satana. Spero che tutti gli altri esorcisti, a cominciare dagli amici dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti di cui sono presidente emerito, non si offendano e capiscano la provocazione sottesa al titolo. Io non mi sento più grande di loro. Sono, come loro, un umile servitore del regno del bene, un combattente di Cristo contro il regno del male. Parto dal Vangelo. Gesù per tre volte chiama Satana «principe di questo mondo». San Giovanni precisa che tutto il mondo giace sotto il potere di Satana. E ci dice che lo scopo per cui Gesù è venuto al mondo è per distruggere le opere di Satana. Satana è l’avversario infaticabile di Dio. San Paolo osa chiamare Satana «dio di questo mondo» e afferma che la nostra lotta quotidiana non è contro persone in carne e ossa, ma contro Satana e i suoi angeli, che ci avvolgono incessantemente. Oggi nelle nostre chiese si parla poco di Satana e tanti, anche nel clero, non credono alla sua esistenza. Infine sono spinto dalla Vergine Santissima. Da oltre trent’anni seguo le apparizioni di Medjugorje, questa stupenda catechesi che la Madonna rivolge a tutto il mondo e che è la continuazione dei messaggi di Fatima. È una predicazione formidabile, quale mai avvenne nella storia dell’umanità. La Madonna che cosa propone? Parla continuamente dei piani di Dio e dei piani di Satana. Dio vuole l’amore, la pace, la salvezza eterna. Satana vuole la distruzione del mondo. La Madonna sta formando una sua armata, sparsa su tutta la terra. Con la forza della conversione, del rosario, del digiuno questa sua armata vincerà l’armata di Satana, che vuole la guerra, la distruzione, la dannazione eterna; provoca inoltre altri mali, come la possessione diabolica».