Televisione ed altri media

televisione ed altri mediaQuando per giorni, settimane e mesi, televisione ed altri media più in generale reiterano ininterrottamente lo stesso fatto, seppur reale e di una certa gravità – no dunque limitandosi a qualche legittima e doverosa divulgazione giornaliera, bensì ad un continuo e ridondante minuto dopo minuto, non si capisce bene a favore di chi –, allora significa che la questione è divenuta talmente preoccupante – no relativamente al fatto specifico, ma alla modalità di fare informazione – che non è chiaro cosa sia più dannoso per l’opinione pubblica in generale e per la psiche individuale, se tale ossessivo rituale o la deplorevole censura.

Informare in maniera adeguata, corretta e sobria non significa negare un fatto od una circostanza realmente presente, significa più realisticamente far notare quella linea di confine che delimita la fobia, l’irrazionale, da ciò da cui ci si deve invece difendere secondo scienza e strumenti disponibili, compreso quello della ragione. Nutro perciò la vaga sensazione che una notizia eccessivamente riproposta alle masse da televisione ed altri media non ha più come fine ultimo quello di informare, e nemmeno quello di fare chissà quale prevenzione – specie se la stessa news è la riproduzione di quella di qualche minuto prima –, bensì assume tutt’altra funzione. Semmai sarebbe interessante capire a vantaggio di chi e per quali scopi. Continua a leggere

Sulla libertà di religione

sulla libertà di religioneSulla libertà di religione. Con una recente decisione, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha annullato la disposizione della Circolare n. 96 del 17 dicembre 2012, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ad oggetto “Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado”, nella parte in cui prevede che “l’esercizio dell’opzione in ordine alla decisione di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica avvenga all’atto dell’iscrizione”, visto che, viceversa, “la scelta specifica delle attività alternative sia operata da parte degli interessati all’inizio dell’anno scolastico”. Ebbene, premesso che la disposizione impugnata viene costantemente ripetuta con identico contenuto per ogni anno scolastico, secondo i giudici: «Se è vero che al fine di non condizionare dall’esterno la coscienza individuale nell’esercizio di una libertà religiosa sia necessaria la scissione tra scelta di non avvalersi della religione cattolica e scelta delle attività alternative (…), questa seconda, pur successiva alla prima, deve avvenire in tempi che garantiscano la tempestiva programmazione e l’avvio dell’attività didattiche secondo quanto richiesto dai principi di ragionevolezza e buon andamento». Sicché, precisano ancora: «Il rinvio della seconda opzione all’incipit dell’anno scolastico contrasta con la possibilità di tempestiva organizzazione ed idonea offerta delle attività alternative, con conseguente inizio ad anno scolastico ormai avviato e con soluzioni formative inadeguate o inesistenti che possono portare all’effettiva frustrazione del principio di non discriminazione per motivi religiosi e del diritto di insegnamento» (Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Terza Bis, Sentenza 10273/2020). Sulla libertà di religione ed esercizio dell’opzione in ordine alla decisione di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

Numerazione in sequenza 16A20 del 16/10/2020

Immigrazione e clandestinità

immigrazione e clandestinitàImmigrazione e clandestinità. La Corte di giustizia UE si è pronunciata in merito alla direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Con particolare richiamo all’articolo 11, la medesima direttiva deve essere interpretata nel senso che essa «non osta alla normativa di uno Stato membro che prevede che possa essere inflitta una pena detentiva al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare e per il quale la procedura di rimpatrio stabilita da tale direttiva sia stata condotta a termine, senza tuttavia che l’interessato abbia effettivamente lasciato il territorio degli Stati membri, allorché il comportamento incriminato sia definito come il soggiorno irregolare dell’interessato che sia a conoscenza di un divieto d’ingresso, emanato in particolare in ragione dei suoi precedenti penali o del pericolo che egli rappresenta per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, a condizione che il comportamento incriminato non sia definito con riferimento a una violazione di tale divieto d’ingresso e che tale normativa sia sufficientemente accessibile, precisa e prevedibile nella sua applicazione al fine di evitare qualsiasi pericolo di arbitrio, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare» (cfr. Sentenza Corte, Quinta Sezione, 17/09/2020, Causa C‑806/18). Immigrazione e clandestinità.

Numerazione in sequenza 15A20 del 10/10/2020

Vaccinazione obbligatoria

vaccinazione obbligatoriaIl Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio si è pronunciato per il no alla vaccinazione obbligatoria su una serie di ricorsi proposti in riferimento all’ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 17 aprile 2020, recante “Disposizioni in merito alla campagna di vaccinazione antinfluenzale e al programma di vaccinazione anti-pneumococcica per la stagione 2020-2021” e su ogni altro atto alla predetta ordinanza preordinato, connesso o collegato. In sintesi, il ricorso è stato accolto e per l’effetto annullata l’ordinanza in oggetto. Ebbene, tralasciando in questa sede l’opinione su chi tenta di stravolgere i basilari principi costituzionali, oppure, forse peggio ancora, chi ne ignora l’esistenza e la portata, nella sentenza in esame si è trattato di valutare la discutibile imposizione del governo regionale circa l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale stagionale per tutte le persone al di sopra dei 65 anni di età (pena il divieto di frequentare luoghi di facile assembramento come centri sociali e case di riposo) nonché per tutto il personale sanitario e sociosanitario operante in ambito regionale (pena il divieto di avere accesso ai rispettivi luoghi di lavoro). Sottolineano i giudici che la questione sulla vaccinazione obbligatoria va affrontata sul piano più latamente costituzionale dal momento che la suddetta ordinanza è stata adottata in deroga rispetto al quadro normativo primario di riferimento. Altre cause.

Numerazione in sequenza 14A20 del 03/10/2020