La legge è legge

Propongo la lettura di un caso che renderà appagati alcuni e probabilmente insoddisfatti molti altri, perché la domanda che più di uno si potrebbe porre è: ma con tutti i problemi che ha la giustizia italiana, dove si trovano risorse e tempo per trattare certe situazioni?

L’oggetto in esame riguarda un allevatore di pollame condannato «perché, per crudeltà e senza necessità, con il proprio fucile regolarmente detenuto, aveva sparato» e ucciso un cane responsabile di essersi intrufolato nel pollaio di sua proprietà.
Questi sono alcuni passaggi decisori della cassazione che nel dichiarare inammissibile il ricorso proposto dallo sparatore ha di fatto reso definitiva la sentenza di condanna: «La Corte territoriale ha […] osservato che, nella specie, difettava in concreto la necessità di uccidere il cane, perché lo stesso aveva già azzannato la gallina e stava uscendo dalla proprietà dell’imputato quando questi gli aveva sparato, con la conseguenza che il pericolo poteva considerarsi in atto al momento dell’aggressione della gallina, ma cessato, siccome la gallina era stata presa ed il cane si stava allontanando con la preda».

Inoltre, «la morte della gallina, animale da cortile destinato alla produzione di uova o alla macellazione, non rappresentava un danno giuridicamente apprezzabile tale da giustificare l’uccisione del cane, animale non solo di maggior valore economico, ma soprattutto d’affezione, e quindi tutelato»; perciò «il danno patrimoniale dell’imputato poteva essere risarcito con la dazione del controvalore della gallina, come già avvenuto in un’occasione, mentre l’uccisione del cane, come si poteva arguire anche dalla testimonianza della moglie dell’imputato, costituiva un’immotivata ritorsione per le reiterate molestie recate dai cacciatori». Continue reading “La legge è legge”