Social e dintorni

Ripropongo due brevi riflessioni di altrettanti intellettuali dei nostri tempi: Umberto Eco (1932-2016) e Francesco Alberoni (1929). Eco (2015), a margine della cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa in “Comunicazione e cultura dei media”, presso l’Università di Torino, così ebbe tra altro a puntualizzare: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli […] Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità […] I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno». Alberoni (2018), in un recente articolo dal titolo “Se la Rete è il trionfo dell’idiozia e degli insulti”, ha invece scritto che: «oggi sul web ha successo tutto ciò che è stupido, irrazionale e inatteso. Non c’è spazio per la riflessione, lo studio, l’approfondimento. E viene il sospetto che il successo improvviso di leader popolari […] sia dovuto alla manipolazione emotiva di masse ignoranti». Ebbene, ciò riassunto, a mio avviso, non credo debba destare frustrazione nei destinatari di tali affermazioni, poiché il fatto che un tempo a scrivere erano in pochi, ma capaci, e a leggere erano tutti gli altri, è solo una manifesta e scomoda verità; a differenza di oggi dove a scrivere sono in tanti, ma coloro capaci di discernere la buona scrittura in termini di contenuto da quella diversamente tale, sono sempre meno.