4. L’interazione sociale

Forme elementari di interazione sociale

Secondo la definizione data dal sociologo tedesco Georg Simmel (1858-1918), la società è composta da individui i quali si influenzano reciprocamente e che agiscono l’uno per l’altro, con l’altro e contro l’altro ancora, in una correlazione di situazioni che esercitano effetti sugli altri o che ne subiscano da altri.

Lo stesso Simmel, sempre nell’opera “Sociologia. Ricerca sulle forme di associazione”, del 1908, ribadisce che la società altri non è che un’associazione in quanto per definizione l’azione reciproca tra individui, altrimenti detta reciprocità, così può essere definita solo perché in rapporto ad essa, la società.

Con tale argomentazioni Simmel evidenzia che gli individui una volta entrati in contatto tra loro, si trovano inevitabilmente all’interno di un tessuto di relazioni che rappresentano uno stato di fatto associativo di natura latente, ma che attraverso specifici processi la relazione può dissolversi così come prendere consistenza.

Secondo la definizione di Max Weber (1864-1920), per Azione Sociale deve intendersi un agire riferito al nesso di senso come appare all’attore o all’osservatore quale fondamento dotato di senso per un certo comportamento. Da questo principio Weber effettua una suddivisione idealtipica dell’agire sociale secondo quattro orientamenti.

  1. “Agire razionale rispetto allo scopo”: vale a dire un’azione intesa di razionale efficacia rispetto ai fini oggetto di aspirazione in precedenza prestabiliti, tenuto conto delle condizioni e gli strumenti a disposizione per raggiungerli.
  2. “Agire razionale rispetto al valore”: vale a dire un’azione determinata da una fede consapevole e incondizionata verso una causa che si ritiene giusta, senza porre attenzione sulle conseguenze.
  3. “Agire determinato dall’affetto”: vale a dire un’azione determinata da una motivazione emotiva di natura affettiva o sentimentale, presente al momento in cui si agisce.
  4. “Agire tradizionale”: cioè un’azione determinata da abitudini preesistenti, con comportamenti che si ripetono da sempre senza porsi domande se esistono strade alternative per il raggiungimento degli stessi scopi e se tale fare abbia un valore accettabile.

Per approfondimenti, confronta Bagnasco, Barbagli, Cavalli (2007), Corso di sociologia, Bologna, Il Mulino. Estratto qui allegato.

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