6. Famiglia e religione

La famiglia. I mutamenti storico-sociali

Il concetto principe attorno al quale ruota la sociologia della famiglia è l’idea che alla trasformazione della società tradizionale semplice nella società complessa dell’epoca moderna e contemporanea corrisponda una parallela trasformazione della famiglia da estesa a nucleare. La classificazione corrente distingue le seguenti tipologie di strutture familiari, individuate dal tipo di vincolo di consanguineità, matrimonio o discendenza che lega i suoi membri (cfr. AA.VV. Elementi di Sociologia della Famiglia, 2009, Napoli, Simone). Continua a leggere →

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Lo studio sociologico della religione

Lo studio sociologico della religione si può sviluppare a diversi livelli: a) come indagine sulla religione quale problema centrale per la comprensione della società; b) come studio della relazione fra religione e altri fattori della vita sociale; c) come studio delle istituzioni, dei movimenti e dei ruoli religiosi.

Per il sociologo statunitense Neil Joseph Smelser (1930), la religione si definisce come «un sistema specifico di idee, norme e pratiche concernenti la sfera sacra, condivise da una comunità di credenti».

Nello specifico, l’insieme delle idee concerne una serie di credenze sull’uomo e la sua origine, sulla società, sul bene e il male; le norme, invece, sono le indicazioni circa il comportamento da adottare; le pratiche (altrimenti dette rituali) costituiscono un insieme di atti eseguiti secondo norme codificate; la sfera sacra, attiene ad una dimensione fuori dall’ordinario, in altre parole un insieme di attributi e realtà che significano altro rispetto al reale «ordinariamente percepito».

La funzione sociale della religione (cenni). Emile Durkheim (1858-1917), nell’opera «Le forme elementari della vita religiosa» (1912), sostiene che la religione «è un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e interdette, le quali uniscono in un’unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono». Ne consegue quindi che la religione riflette e rinforza la struttura della società.

La teoria del conflitto considera le credenze religiose uno strumento per perpetuare la posizione privilegiata di alcune classi sociali a scapito di altre. Quest’ultime, grazie alle religioni, sopportano meglio le ingiustizie come la povertà e la disuguaglianza, in vista di una vita migliore nell’aldilà. Tale condizione favorisce la rassegnazione e accettazione delle proprie condizioni sociali.

Su queste basi, Karl Marx (1818-1883) considerava infatti la religione un’illusione, un mito consolatore di fronte alle asprezze della vita (ingiustizia e sfruttamento del sistema di classe). È in questo senso che definisce la religione come l’oppio dei popoli.

Il fondamentalismo religioso è un atteggiamento mirato a imporre una interpretazione letterale (spesso travisata) dei testi fondanti di una religione e una loro applicazione a ogni aspetto della vita sociale, economica e politica.

I sostenitori del fondamentalismo religioso sostengono che sia possibile una sola visione del mondo e delle cose ad esso correlate e che la loro (visione) sia l’unica corretta, non essendoci spazio per le ambiguità o per una pluralità di interpretazioni. Il fondamentalismo religioso è un fenomeno relativamente nuovo sul quadro sociale internazionale, che può essere interpretato come una risposta diversamente razionale al processo di globalizzazione. ML

Per approfondimenti, confronta Bagnasco, Barbagli, Cavalli (2007), Corso di sociologia, Bologna, Il Mulino. Estratto qui allegato.