2. Che cosa è la Società

Fu il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies (1855-1936), nella sua opera “Comunità e società” (Gemeinschaft und Gesellschaft, 1887), a delineare due tipi alternativi di associazione fra individui, da un verso incentrati su un rapporto spontaneo, da altro su un rapporto di tipo artificiale e di convenienza.

Secondo Tönnies, la Comunità è rappresentata da un gruppo umano che possiede relativamente pochi membri, ma esattamente definiti e stabili, la cui collaborazione si basa su regole tradizionali condividendone usi, costumi e religione. Mentre nella Società le relazioni tra individui si stabiliscono sulla base di interessi personali, in un rapporto di competizione e concorrenza, con diversità di interessi e dunque di calcolo al fine di raggiungerli (Garzia, 2009).

Secondo una definizione oramai consolidata, una Società è caratterizzata da un sistema ben determinato dotato di propri tratti distintivi i quali sono strettamente correlati a variabili di natura culturale. Non a caso, in questo senso, è possibile, distinguere e dunque identificare, per esempio, una società occidentale da quella orientale; oppure una società preindustriale da quella industriale.

Partendo da queste basi, è ragionevole affermare che la Società si identifica con lo Stato allorquando si pone l’accento sulla dimensione delle norme scritte che determinano il confine tra i diritti e i doveri cui beneficiano o sottostanno i rispettivi consociati, dove, da questo punto di vista, i valori e gli atteggiamenti culturali non potrebbero acquisire carattere stabile senza l’esistenza di precise e condivise regole comportamentali i quali membri di detta Società sono chiamati ad osservare.

Sulla base di queste premesse, non avrebbe senso considerare la cultura e il concetto stesso di evoluzione senza presupporre la preesistenza di un sistema di vita associata dotato di proprie regole, all’interno della quale situazione è impensabile l’esistenza dell’individuo al di fuori di una Società, anche se, va osservato, non potrà mai essere un semplice raggruppamento di persone a costituire una Società secondo i principi appena richiamati e di seguito ulteriormente proposti.

Infatti, gli individui formano una Società quando, in primo luogo, rappresentano una collettività stabile; occupano un territorio comune e si relazionano costantemente, cioè interagiscono fra tutti loro; nonché quando sono consapevoli di appartenere allo stesso gruppo, identificandosi in esso.

Tuttavia, almeno fino a qualche tempo fa, si riteneva che un altra tipica peculiarità per poter identificare una Società fosse anche quella di condividere la stessa Cultura, non tanto dal punto di vista di una lingua comune, che tra l’altro è scontata come situazione per un compiuto rapporto di interazione, ma soprattutto dal punto di vista delle tradizioni, costumi e orientamenti di qualsivoglia genere.

Ebbene, sulla scorta del mutato quadro mondiale, dove oramai si ha una situazione di ampia promiscuità di razze, etnie e relative culture all’interno di un determinato contesto sociale, ecco che identificare una Società in base alla condivisione di tradizioni, costumi e orientamenti culturali più in generale, rischia di comprimere fino a sgretolare lo stesso significato di Società.

Mai come oggi, integrazione e interazione sociale significano riconoscere le differenze culturali, ne consegue quindi che il termine rispetto significa accettare la presenza sul territorio di altre culture, cioè quelle che si differenziano anche sostanzialmente da quella maggioritaria presente sul territorio, differenze per costume, tradizioni, idee e modi di vedere.

Questo non significa mutare le proprie usanze, costumi e idee o sottostare a quelle altrui, oppure tollerare comportamenti costituenti reato, significa più compiutamente dare la possibilità ad ognuno di manifestarsi come meglio crede sulla base di taluni principi scolpiti nella Carta Costituzionale. Solo per esemplificare, si confronti il dettato di cui gli artt. 2, 3, 19, 21 della Costituzione.

La Società così come oggi la si conosce, e come pare improponibile una inversione di tendenza con ritorno al passato, è quindi quella composta da individui che:

1) rappresentano una collettività stabile;

2) occupano un territorio comune;

3) si relazionano costantemente fra loro;

4) sono consapevoli di appartenere allo stesso macro gruppo identificandosi in esso pur mantenendo e praticando, nel rispetto degli altri consociati, e dunque delle leggi vigenti, le proprie tradizioni, costumi, orientamenti religiosi o di altro genere.

In sintesi, la realtà sociale di cui siamo compartecipi non è soltanto il prodotto delle nostre stesse azioni e di quelle di altri nostri contemporanei, ma è un contenitore pieno di nozioni che ci deriva dalle generazioni che ci hanno preceduto. Vale a dire, come se ogni generazione che si forma erediti in patrimonio dalle generazioni che l’hanno preceduta quel contenitore, arricchendone a loro volta il contenuto per poi destinarlo alle generazioni successive.

Illustri sociologi hanno inteso questo processo, quindi la Società, come un treno che compie un viaggio molto lungo, sul quale salgono e scendono in continuazione nuovi passeggeri, i quali, mentre il treno viaggia ininterrottamente, prima o poi sono destinati a scendere. Il significato di tale definizione sta nel fatto che le persone che compongono la Società, nel caso di esempio paragonata al treno, occupano solo un posto temporaneo rispetto alla stessa, la quale continuerà ad esistere anche dopo la scomparsa di quei viaggiatori temporanei (cfr. Bagnasco, Barbagli, Cavalli, 2007). ML

Per opportuni approfondimenti, si rimanda ai testi indicati nella pagina Riferimenti bibliografici.

Print Friendly