CASSAZIONE PENALE 

SEZIONE IV - N. 18782/2003

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1) (omissis) fu assolto dal Pretore di quale imputato del reato di omicidio colposo, aggravato dalla violazione di norme sulla circolazione stradale, per aver causato la morte di (omissis) andando a schiantarsi frontalmente contro l'auto guidata da costui, con posizione di fine corsa sulla corsia di marcia percorsa dall'autovettura del (omissis). L'incidente ebbe a verificarsi sulla Statale Salaria (omissis).

2) La Corte di Appello di Roma, investita della cognizione per effetto dell'impugnazione proposta dalla Procura Generale competente, capovolgeva l'esito dell'accertamento effettuato da quel primo Giudice, e, affermata la penale responsabilità del (omissis), lo condannava alla pena di mesi quattro di reclusione, previa concessione delle attenuanti generiche, più sospensione della patente di guida per mesi sei.

Secondo la ricostruzione dei fatti operata dal secondo Giudice, il ricorrente percorreva a bordo della propria FIAT Uno la via Salaria nel tratto indicato, allorquando, per scarsa padronanza del mezzo e velocità eccessiva rispetto al limite di 60 km/h ivi consentito, finiva per impegnare la opposta mezzeria stradale; in quel frangente, dalla direzione opposta, proveniva il (omissis), il quale, a bordo della Ford Fiesta, aveva impegnato a sua volta la mezzeria stradale fino a quando, resosi conto dell'approssimarsi dell'auto antagonista, guidata dal (omissis), decideva di rientrare nella propria corsia di marcia. La manovra risultava però tardiva in quanto il (omissis), non si sa se per la incapacità di controllare l'auto già in fase di sbandamento per la non moderate velocità, o se nel tentativo di evitare la Ford Fiesta che sembrava venire ad occupare la sua corsia e comunque viaggiava al centro della strada (contrassegnata per altro in quel tratto da doppia striscia continua) pensava di sterzare verso la propria sinistra, così andando a scontrarsi frontalmente ed inevitabilmente con la Ford già in manovra di rientro.

A seguito dell'incidente il (omissis) decedeva per i gravi traumi riportati nell'impatto violentissimo.

Protagonista della prima sentenza di assoluzione del ricorrente odierno era un testimone oculare che viaggiava accodato alla Ford Fiesta guidata dalla vittima (la cui velocità, come poi accertato, sfiorava i cento chilometri orari), tale (omissis) il quale riferiva di avere visto l'improvvisa manovra del (omissis) che, inopinatamente e senza apparente ragione, si spostava verso la corsia sinistra della strada, così andandosi a schiantare contro l'auto del (omissis) che viaggiava in senso inverso ad una velocità, a sua volta, di circa sessanta chilometri orari.

E poiché tale versione contrastava con i rilievi e persino con le perizie acquisiti al fascicolo, quel primo giudice motivava asserendo che le risultanze or ora indicate navigassero "nel mare insidioso delle congetture", e pertanto ne escludeva il valore probatorio, preferendo credere al testimone oculare.

Sull'appello del Pubblico Ministero la Corte territoriale, investita del giudizio sulla impugnazione, osservava che: a) sulla scorta della nuova perizia disposta in sede di rinnovazione del dibattimento si poteva stabilire che lo scontro era avvenuto al centro della strada, su un tratto rettilineo di circa 400 metri; b) che si era verificato in quanto il (omissis), che giungeva provenendo da una curva sinistrorsa ad ampio raggio, si era spostata improvvisamente in posizione contromano, forse in seguito alla percezione del pericolo rappresentato dalla possibilità che l'auto antagonista, che già viaggiava a centro - strada, si spostasse ulteriormente in modo da occupare tutta la propria corsia di marcia; c) che il (omissis), poi deceduto, aveva effettuato, nell'imminenza dell'incidente, una brusca sterzata per rientrare nella propria corsia di marcia, tanto che la sua auto si trovava posizionata con una angolatura di circa 7-8 gradi nella posizione statica dei veicoli riscontrata subito dopo l'incidente; d) che il teste (omissis) aveva riferito della improvvisa manovra di spostamento del (omissis) verso la corsia sinistra come per imboccare una variante ivi esistente, ma contrassegnata da divieto di ingresso, e che poi improvvisamente aveva impresso una brusca sterzata per rientrare nella propria corsia di marcia quando si era reso conto che in senso inverso proveniva la FIAT UNO del ricorrente; e precisava inoltre che il (omissis) non aveva nemmeno frenato, non avendo egli notato accendersi i fari rossi di segnalazione di stop dell'auto che egli seguiva ad alcune decine di metri di distanza c) che pertanto, ove il (omissis) avesse tenuto una condotta di marcia più conforme alla norme specifiche e generiche di prudenza e di comportamento, bene avrebbe potuto arrestare l'autovettura in alcune decine di metri, ed accostarsi sulla parte zebrata delle propria corsia di destra - piuttosto che ricorrere alla avventata manovra verso sinistra - e cosi evitando l'impatto con la Ford Fiesta.

Pertanto, dopo aver dichiarato inammissibile la costituzione di parte civile per le ragioni indicate nella relativa ordinanza, e sulla scorta dei nuovi rilievi e della ricostruzione dei fatti come superiormente esposta in sintesi, perveniva al verdetto di colpevolezza e di condanna di cui è stato detto.

3) Il Ricorrente deduce tre motivi di ricorso: con il primo lamenta violazione della norma di cui all'art. 54 cp non avendo la Corte di merito riconosciuto che la manovra di spostamento repentino a sinistra del ricorrente fu dovuta a stato di necessità; con il secondo motivo di ricorso deduce nullità della sentenza impugnata per non avere quel secondo Giudice di merito, preso in esame l'invocata applicabilità della esimente innanzi detta, e non aver pronunciato su tale domanda; con il terzo motivo deduce violazione dell'art. 606 lettera d) cpp per la mancata nuova audizione del teste (omissis), teste già escusso in primo grado, ma del quale la Corte aveva disposto l'audizione a chiarimento da parte del CTU.

MOTIVI DELLA DECISIONE

4) Esistono, nella fattispecie concreta dedotta in giudizio, adeguati elementi riferibili alla esimente di cui all'art. 54 Cp, come affermato dal ricorrente, e non negato, sia pure con finale decisione di rigetto della detta tesi difensiva, dalla stessa Corte territoriale romana.

E pertanto tale profilo, dedotto in ricorso, ritenuto prioritario, verrà qui esaminato in via principale.

Osserva questo Giudice che il principio alla luce del quale la Corte territoriale avrebbe dovuto informare la propria decisione, è quello reiteratamente affermato da questa stessa Sezione, e secondo il quale in tema di circolazione stradale, il conducente di un veicolo che venga a trovarsi senza sua colpa in condizioni di pericolo per un fatto improvviso altrui, non risponde a titolo di per non aver saputo scegliere la manovra di emergenza più appropriata al fine di evitare l'incidente (Cassazione penale, sez. IV, 14 novembre 1990). Se ne trae che, condizioni per la applicazione della invocata esimente dello stato di necessità sono: I) di ordine positivo, nel senso che la situazione di pericolo sia (I. 1) improvvisa e (I. 2) dovuta a fatto (illecito) altrui; II) di ordine negativo, in quanto detta situazione di pericolo non deve trovare origine nella condotta colposa di chi faccia appello all'esimente ex art. 54 Cp.

Or bene, nel caso di specie quella Corte territoriale ha accertato quanto segue: a) che la Ford Fiesta guidata dalla vittima percorreva la statale Salaria, nel punto ove si verificò l'incidente, occupando il centro strada (tanto da trovarsi, nel punto finale di impatto, con una posizione angolata di 7-8 gradi, dal che si trae la conseguenza che il (omissis), che ne era alla guida, aveva effettuato una tardiva manovra di rientro nella propria corsia di marcia); b) che tale "... anomala condotta di guida del (omissis) avesse creato una situazione di pericolo e di turbativa del traffico...", situazione per altro improvvisa posto che il (omissis) ebbe tale percezione (di pericolo) sbucando da una curva sia pure ampia, ma a velocità a sua volta sostenuta (accertata in 60 km/h circa).

Tali elementi, sommati alla non moderata velocità tenuta dall'automezzo guidato dal (omissis) (valutata in circa 60 km/h, limite massimo per altro ivi consentito come per il (omissis) -), testimoniano - a giudizio della Corte territoriale - l'inosservanza, da parte della vittima, di elementari norme generiche di prudente condotta, nonché di specifiche previsioni del Codice della strada (indicate negli artt. 140, 141, 143), e fanno sì che risulti evidente la condizione di emergenza nella quale - come testualmente descritto dalla stessa Corte di Appello di Roma - venne a trovarsi il (omissis) che "... si era immesso sul rettilineo dopo aver percorso un'ampia curva sinistrorsa e che alla percezione del pericolo aveva iniziato a spostarsi sulla corsia di sinistra per evitare presumibilmente la Fiesta, come par altro da lui dichiarato...".

Nelle suddette condizioni si sarebbe imposto il riconoscimento dello stato di necessità in cui versò, nella specie, il (omissis); ma la Corte territoriale ne sembra aver negato implicitamente il riconoscimento là dove afferma che "... tuttavia appare censurabile anche quella (condotta) tenuta, nella circostanza, dal (omissis) perché non improntata a criteri di prudenza, perizia e diligenza".

Passando all'analisi concreta di tale condotta colposa, la sentenza impugnata così si esprime: "Il medesimo, infatti, oltre a non verificare fino in fondo le reali intenzioni del (omissis) avendo intempestivamente iniziato la sua manovra di accostamento a sinistra 'ben due secondi prima dell'urto, non considerò né che aveva sulla destra una naturale, facile e sicura linea di fuga, né la possibilità di accostare a destra...".

Ma tale si risolve, a giudizio di questo Collegio, in motivazione solo apparente e comunque affetta da illogicità insanabile in punto di colpa concorrente del (omissis), posto che, in situazione di emergenza, non è ragionevole esigere alcuna verifica, per di più voluta "fino in fondo", delle reali intenzioni del guidatore dell'auto antagonista che ci si trova improvvisamente sulla propria direttrice di marcia, ed inoltre giudicando "intempestiva" una manovra di emergenza iniziata troppo anzi tempo, ritenuto tale anticipo persino eccessivo nello spazio di "ben due secondi" che, al contrario, deve più adeguatamente qualificarsi, nella dinamica dell'incidente, "fulmineo".

Quanto, in fine, alla scelta della "manovra alternativa", resta qui riaffermato il principio già affermato da questo Collegio, e sopra riferito, in quanto è proprio la condizione di emergenza, con le sue ovvie implicazioni psichiche (che sono tali da escludere totalmente l'elemento volontaristico tipico della colpa) nei confronti del conducente, ed il suo consumarsi in qualche attimo, ad escludere, a maggior ragione, la esigibilità di quella scelta oculata, e frutto di raffronto fra le varie alternative, che solo si può svolgere "a tavolino", e dunque necessariamente con giudizio ex post rispetto alla dinamica dell'occorso in situazione di emergenza.

Vero è che, di seguito la Corte conclude nel senso che "... la manovra posta in essere dall'imputato fu pertanto non solo precipitosa ... ma soprattutto contraria alle norme di circolazione stradale la cui violazione avrebbe potuto essere giustificata solo ove la soluzione scelta avesse rappresentato l'unica possibilità di salvataggio"; e con ciò, oltre a ribadire il superato concetto della (come già detto inesigibile) scelta della manovra più opportuna, introduce elementi di colpa che, se ascritti al momento causativo della situazione di pericolo escluderebbero l'applicabilità della invocata causa esimente, e se invece al momento successivo, tale causa esimente non escludono (con opposte conseguenze sulla decisione). Ma sul punto - se tale colpa investa il momento iniziale produttivo dell'elemento causale, e che sarebbe tale da escludere l'applicabilità della invocata esimente - non è dato rinvenire in sentenza alcun utile elemento chiarificatore, e pertanto la pronuncia impugnata risulta carente di motivazione su tale punto fondamentale dell'accertamento.

Le argomentazioni che precedono esigono, dunque, l'accoglimento della impugnazione sia sotto il profilo di cui al primo motivo di ricorso, quanto a carenza di motivazione in punto di mancata applicazione della esimente di cui all'art. 54 Cp, e ad illogicità della motivazione stessa per la parte concernente l'affermata colpa concorrente del (omissis); e sia in relazione alla doglianza di cui al secondo, connesso, motivo di ricorso che, in, realtà, di quel primo costituisce presupposta e più ampia esplicazione.

Deve essere invece rigettata la doglianza di cui al terzo motivo di ricorso per avere la Corte territoriale implicitamente ritenuto superfluo una nuovo esame del teste (omissis), già escusso in primo grado, anche in presenza di una già disposta audizione dello stesso da parte del CTU, atto questo del tutto diverso dall'esame testimoniale, la cui mancata nuova acquisizione costituisce oggetto della qui rigettata (sul punto) impugnazione. Ed infatti, come è noto, il nuovo esame, in sede di rinnovazione parziale del dibattimento in appello, oltre ad essere sottoposto alla condizione che esso sia richiesto già con l'atto di appello (mentre in ricorso si fa riferimento ad una generica richiesta del riesame di tale teste), è sottoposto alla valutazione discrezionale del Giudice che lo dispone in maniera del tutto eccezionale (e coerentemente con la natura del giudizio di appello) solo ove ritenga tale esame assolutamente indispensabile al decidere; valutazione, questa, esclusa per implicito dalla Corte territoriale.

Pertanto, in accoglimento parziale del ricorso, la sentenza impugnata va annullata nella parte qui prima indicata, con rinvio alla Corte di Appello di Roma, diversa Sezione, per nuovo giudizio.

P. Q. M.

Visto l'art. 623 Cpp

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame alla Corte di Appello di Roma, altra Sezione.