TRIBUNALE DI TERNI

N. 524/2003 (massima 1)

Delitti contro la fede pubblica - FalsitÓ in monete

Atteso che il reato ex art. 455 c.p. si consuma con la mera detenzione delle banconote false, sorretta dal fine della messa in circolazione delle medesime, non occorre, sotto il profilo squisitamente oggettivo, l'attuazione del proposito criminoso per la realizzazione dell'evento-reato.

(massima 2)

Delitti contro la fede pubblica - FalsitÓ in monete

L'elemento psicologico richiesto dalla fattispecie criminosa di cui all'art. 455 c.p., risulta integrato sia dal dolo generico, consistente nella volontÓ cosciente di compiere il fatto e nella consapevolezza della falsitÓ delle monete al momento della loro ricezione, sia dal dolo specifico, consistente nel fine di mettere in circolazione delle monete. Sotto il profilo probatorio, entrambi i predetti stati soggettivi intenzionali possono essere correttamente comprovati dalla modalitÓ di ritrovamento delle banconote, dalle modalitÓ con cui le stesse erano custodite e dalla illogicitÓ delle giustificazioni addotte in merito al possesso e, quanto al dolo specifico, anche dalla mancata indicazione di un fine diverso della detenzione.

Riferimenti normativi

Codice penale art. 455