CASSAZIONE PENALE

SEZ. IV^ N. 36971/2003

FATTO E DIRITTO 

(omissis) ricorrono per cassazione avverso la sentenza in epigrafe specificata, confermativa di quella emessa nei loro confronti dal Tribunale di (omissis) con la quale, dichiarati colpevoli dei reati loro rispettivamente ascritti (truffa aggravata per entrambi - capo B della rubrica - e furto continuato aggravato ex art. 625 n. 4 cp - capo A della medesima - nonché truffa aggravata ex art. 61 n. 2 cp - capi C e D - per il solo ...) e riuniti sotto il vincolo della continuazione i reati ascritti al (omissis) sono stati condannati, il (omissis), alla pena di anni uno, mesi quattro di reclusione e lire 300.000 di multa ed il (omissis) a quella di mesi sette di reclusione e lire 700.000 di multa.

Il (omissis) deduce a sostegno del gravame i seguenti motivi:

In relazione al capo di imputazione sub A):

1) mancanza di motivazione, giacché l'affermazione di responsabilità non appare sorretta da una logica esposizione delle ragioni giuridicamente apprezzabili che l'hanno determinata;

2) inosservanza dell'art. 546 comma 1, lett. e) Cpp, in difetto di una disamina globale delle risultanze processuali e dell'indicazione delle fonti di prova determinanti ai fini della decisione;

3) inutilizzabilità, ex artt. 191, 189 e 192 comma 2 Cpp dell'argomento di prova ricavato dalla Corte di merito dalla rilevata somiglianza tra la firma di girata del (omissis) apposta su di uno degli assegni rubati e quella apocrifa della (omissis), in difetto di apposita perizia calligrafica, nonché assoluta mancanza di motivazione sul punto;

4) fondatezza delle censure di cui ai punti che precedono (1 - 2 e 3), ove disattese in relazione alla sussistenza del reato di furto, ai fini dell'esclusione dell'aggravante di cui all'art. 625 n. 4;

In relazione ai capi di imputazione B), C) e D):

5) annullamento ex. art. 620 lett. a) Cpp delle disposizioni della sentenza relative ai capi di imputazione B - C - D per difetto sopravvenuto delle condizioni di procedibilità (querela) a seguito del venir meno dell'aggravante stabilita dall'art. 61 n. 2 Cp per la riconosciuta insussistenza del reato di furto;

6) erronea applicazione della legge penale, in ossequio al principio per cui lo stesso fatto non può essere valutato più volte a carico del soggetto (l'aggravante ex art. 61 n. 2 Cp risulta pleonastica, in quanto il fine di trarre un ingiusto profitto risulta già essere elemento costitutivo sia del reato - fine (furto) che del reato - mezzo (truffa), con il conseguente venir meno delle condizioni di procedibilità per la truffa;

7) incompatibilità tra l'aggravante di cui all'art. 61 n. 2 Cp con la continuazione ex. art. 81 cp, con il conseguente venir meno delle condizioni di procedibilità per la truffa;

8) mancanza della motivazione circa la sussistenza degli elementi integrativi del reato di truffa.

Il (omissis), da parte sua, deduce, quale unico motivo, la mancanza e/o manifesta illogicità della motivazione in relazione allo art. 192 comma 1 Cpp, avendo la Corte di appello fatto propria pedissequamente la motivazione del primo Giudice senza alcuna valutazione innovativa e comunque trascurato elementi di fatto aventi valenza decisiva.

A) Ricorso (omissis).

1. Il primo motivo di doglianza è chiaramente inammissibile, in quanto non solo costituisce censura in punto di fatto della sentenza gravata, ma risulta altresì formulato in termini assolutamente generici. A fronte, infatti, di una logica e coerente ricostruzione dal fatto - reato attribuito al (omissis), con puntuale riferimento - sul piano probatorio - alle testimonianze acquisite in primo grado dalle quali emerge che tutti gli assegni in sequestro (ad eccezione di quello ricevuto da ...) furono direttamente negoziati dal (omissis) stesso e che, pertanto, forniscono un perfetto riscontro alle dichiarazioni rese dalla ... (definite in sentenza circostanziate ed attendibili), secondo cui lo stesso (omissis) le confessò di essersi impossessato dei titoli in questione ad apparente firma della (omissis) medesima, è dato rilevare una apodittica e generica contestazione circa l'assenza dei "necessari passaggi ed argomentazioni indispensabili al fine di rendere l'iter logico comprensibile, verificabile e completo" ovvero di adeguate risposte sul piano logico - giuridico alle pertinenti critiche dedotte dal ricorrente con i motivi di appello.

2. Anche il secondo motivo deve ritenersi inammissibile perché si sostanzia, contrariamente a quanto evidenziato al punto 1. che precede, in una apodittica ed indimostrata affermazione di mancanza di esposizione delle ragioni che hanno determinato il convincimento dei giudici di merito e di indicazione delle fonti di prova determinanti ai fini della decisione.

3. Quanto poi al terzo motivo, non può non rilevarsi che l'osservazione della Corte di Appello, secondo cui l'assegno tratto sulla (omissis) in data 15.4.1996 recherebbe una firma di girata del (omissis) la cui grafia apparirebbe anche ad occhio nudo del tutto simile a quella della firma apocrifa della (omissis), non vuole costituire affatto, nell'economia della sentenza gravata, prova in sé autonoma della responsabilità del (omissis) in ordine ai furti di assegni contestatigli, la cui affermazione si fonda invece - come si è sopra visto - sulle risultanze delle prove testimoniali sopra ricordate, né ha bisogno, per valere come prova piena, del supporto di una perizia grafica ex artt. 220 e segg. Cpp, dal momento che al (omissis) non risulta contestata alcuna ipotesi di reato di falso, potendo acquisire al più valenza di indizio ex art. 192 comma 2 Cpp che, pur senza i requisiti necessari per farne desumere l'esistenza del fatto, contribuisce ad arricchire il quadro probatorio compiutamente desunto dalle risultanze testimoniali.

Anche questo motivo di censura non presenta, dunque, alcun fondamento.

4. Questo motivo va, invece, accolto sotto un profilo più limitato rispetto a quello dal ricorrente dedotto e diretto a far dichiarare l'insussistenza dell'aggravante di cui all'art. 625 n. 4 Cp.

Ed invero, malgrado il ricorrente avesse dedotto nell'atto di appello l'insussistenza dell'aggravante della destrezza, non si riscontra nella sentenza impugnata alcuna specifica motivazione tesa a dimostrare la sussistenza nel caso di specie dell'aggravante della destrezza contestata al (omissis) nel capo A) dell'imputazione, per cui a sentenza impugnata va annullata con rinvio limitatamente alla ritenuta sussistenza dell'aggravante in parola.

5. Stabilito poi che l'aggravante del nesso teleologico è configurabile anche quando il reato - fine sia perseguibile a querela di parte e questa non sia stata presentata (sez. I, 84/164.533), ne consegue che, ove anche in sede di rinvio venisse esclusa la sussistenza dell'aggravante della destrezza e l'imputato di conseguenza fosse prosciolto dal reato continuato di furto semplice per difetto di querela, ciò non comporterebbe l'improcedibilità comunque in relazione agli episodi di truffa aggravata contestati ai capi B - (omissis) proprio per la menzionata persistenza della suddetta aggravante del nesso teleologico. L'esclusione della estraneità del (omissis) al reato di furto, anche nella sola forma del furto semplice comporta comunque l'infondatezza della censura in oggetto.

6. Anche questo motivo non presenta alcun fondamento, giacché la applicazione nel caso di specie dell'aggravante di cui all'art. 61 n. 2 Cp non determina una ulteriore valutazione del medesimo fatto (costituito poi dal fine di trarre un ingiusto profitto) anche a titolo di circostanza aggravante, oltre che come elemento costitutivo sia del reato - fine (furto) che del reato - mezzo (truffa), atteso che l'aggravante in questione contempla e punisce una più intensa criminosità nella condotta dell'agente, la cui pervicace determinazione soggettiva nella consumazione del reato - fine è resa manifesta dal rifiuto di arretrare di fronte alla eventualità di perpetrare altro reato (sez. V, 84/168905).

7. Anche il settimo motivo è infondato, dovendosi escludere che l'aggravante del nesso teleologico sia concettualmente assorbita dalla unicità del disegno criminoso prevista dall'art. 81 Cp e che il riconoscimento della continuazione non consenta, la configurabilitá, della medesima (sez. I 90/184653). Ed invero, l'aggravante del nesso teleologico e la fictio iuris della continuazione, pur influendo sull'aumento della pena, agiscono tuttavia su piani diversi, in momenti differenti, ed hanno ciascuna una propria ratio. Infatti, l'aggravante teleologica è prefigurata in considerazione della maggiore criminalità dimostrata dall'agente, mentre la continuazione attua il cumulo giuridico delle pene, in luogo di quello materiale, in considerazione dell'unicità del disegno criminoso e, quindi, attua un "favor rei".

Va peraltro aggiunto che il motivo in questione sarebbe comunque, inammissibile ex art. 606 comma 3 Cpp, essendo stato proposto per una violazione di legge che non risulta dedotta con i motivi di appello.

8. Quanto all'ultimo motivo di doglianza, si rileva che in merito alla responsabilità per le truffe si riscontra nella sentenza gravata valida ed idonea motivazione anche attraverso il rinvio "per relationem" a quella della sentenza di primo grado, che, invero, dopo, aver rilevato che il (omissis) si era venuto a trovare in possesso degli assegni sottratti alla (omissis), come dimostrato dalle firme di girata e dalle dichiarazioni dei testi escussi, senza fornire mai una plausibile spiegazione di tale possesso, ha correttamente argomentato nel senso che indubbiamente "simulando la liceità degli assegni, contraffacendo la firma della (omissis) e utilizzando questi assegni per conseguire un profitto economico siano stati posti in essere gli artifici e raggiri idonei a carpire l'altrui buona fede, richiesti dalla norma incriminatrice".

Contrariamente, quindi, a quanto apoditticamente sostenuto dal ricorrente nella censura in oggetto, circa il difetto nel discorso argomentativo della sentenza gravata di ogni riferimento, alla effettiva integrazione degli elementi del reato di truffa, è indubbio che non sussista nel caso di specie il denunciato vizio di mancanza della motivazione, avendo correttamente i giudici di appello, in conseguenza della completezza e correttezza della indagine svolta in primo grado in ordine alla configurabilità degli estremi del delitto di truffa, nonché della corrispondente motivazione, fatte proprie "per relationem" le argomentazioni del discorso giustificativo del giudice di prime cure.

B) Ricorso (omissis).

1. Questo ricorso va dichiarato inammissibile, con le dovute conseguenze in tema di spese e di sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, per genericità e manifesta infondatezza del motivo addotto.

Ed invero, come è noto, le motivazioni della sentenza di primo grado e di quella di appello si fondono tra loro, integrandosi a vicenda e confluendo in un risultato organico ed inscindibile al quale occorre in ogni caso far riferimento per giudicare della congruità della motivazione (Cass. pen. Sez. III, 23-4-1994, n. 4700), per cui l'aver fatto propria "pedissequamente" la motivazione del primo giudice non integra in ogni modo alcun vizio motivazionale giuridicamente apprezzabile.

Quanto poi alla censura di aver trascurato "decisivi elementi di fatto", essa resta una mera affermazione apodittica e sprovvista della sia pur minima specificità, non risultando tale denuncia accompagnata da alcuna indicazione, sia pure sommaria, degli elementi suddetti la cui valutazione sarebbe stata omessa dalla Corte di merito.

P. Q. M.

La Corte:

- dichiara inammissibile il ricorso proposto da (omissis) e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di 500,00 euro a favore della cassa delle ammende;

- in parziale accoglimento del ricorso proposto da (omissis) annulla la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta sussistenza dell'aggravante della destrezza in relazione al delitto di furto e rinvia per nuovo esame sul punto alla Corte di Appello di (omissis);

- rigetta nel resto il ricorso del (omissis).