CASSAZIONE PENALE - II^ SEZIONE

N. 40432/2003

MOTIVI DELLA DECISIONE

Rilevato:

- che il procuratore della Repubblica presso il tribunale di (omissis) impugna l'ordinanza con la quale il giudice monocratico, cui l'imputato (omissis) era stato presentato per la convalida dell'arresto ed il contestuale giudizio direttissimo in ordine ai delitti di cui agli artt. 648 c.p. e 171 ter L. 633/41, non ha convalidato l'atto privativo della libertà compiuto di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria;

- che, in buona sostanza, pur fra affermazioni apodittiche, tautologiche e metagiuridiche dalle quali altresì emerge, come peraltro rilevato dal P.M. impugnante, una non del tutto chiara distinzione concettuale fra i presupposti di esecuzione della misura precautelare da parte della polizia giudiziaria e quelli di applicazione della misura cautelare da parte dell'organo della giurisdizione, il giudice ha tuttavia sufficientemente enucleato i motivi della mancata convalida, il cui nucleo centrale è costituito dall'omessa indicazione, da parte della polizia giudiziaria, delle ragioni e dei presupposti dell'arresto;

- che tale decisione si palesa del tutto corretta - ancorché il giudicante abbia totalmente trascurato questo preliminare aspetto, sicché la motivazione del provvedimento impugnato deve essere così integrata - in ordine al delitto di ricettazione, stante l'assenza del requisito della flagranza; è infatti concetto assolutamente pacifico nella scienza giuridica che il reato di cui all'art. 648 c.p. ha natura istantanea, per cui si perfeziona allorché l'agente riceva le cose di illecita provenienza, a nulla rilevando il momento, erroneamente preso in considerazione nel caso di specie, in cui esse vengano rinvenute in suo possesso o ne sia accertata la detenzione da parte sua (Cass. sez. II, 23.1.1997; Cass. sez. I, 12.6.1997);

- che le ragioni dell'arresto in ordine al delitto di cui all'art. 171 ter L. 633/41, in quanto atto facoltativo, avrebbero dovuto pertanto essere evidenziate dall'autorità di polizia in termini di gravità del fatto e pericolosità del soggetto, desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto, secondo il precetto dell'art. 381.4 c.p.p.;

- che, stante l'inequivoco tenore letterale di tale disposizione, è obbligo della polizia giudiziaria che procede all'esecuzione della misura precautelare facoltativa quello di giustificare, anche se solo per implicito, la sussistenza dei presupposti per l'esercizio dei poteri di iniziativa, non competendo certamente al giudice, cui spetta viceversa il controllo di legalità sulla privazione della libertà, integrare in sede di convalida, sulla base dei dati raccolti nell'udienza camerale o di proprie e personali valutazioni, la mancata indicazione da parte dell'autorità procedente delle ragioni poste a base del proprio atto, caratterizzato da ampia discrezionalità, se pur "vincolata"; ed invero ha già avuto modo di affermare, in proposito, questa Suprema Corte, che nel giudizio di convalida dell'arresto facoltativo, la valutazione del giudice relativa alla legalità del provvedimento adottato dall'autorità di polizia, non può essere limitata al riscontro dell'osservanza delle condizioni formali dell'arresto (esistenza della flagranza, titolo del reato, osservanza dei termini), ma deve essere estesa al controllo della sussistenza delle condizioni di legittimità indicate dal comma 4 dell'art. 381 c.p.p. (gravità del fatto o pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità e dalle circostanze del fatto); ed invero, ancorché detta disposizione non imponga alla polizia giudiziaria il dovere di indicare ex professo le ragioni poste a fondamento della propria scelta, tuttavia dal contesto descrittivo che precede o segue la coercizione personale, ovvero da atti ad essa complementari, devono risultare le ragioni che hanno determinato la misura, così da porre l'autorità giudiziaria - che non può sostituirsi alla polizia nell'onere motivazionale - in condizione di verificare l'osservanza dei parametri di fatto e di diritto legittimanti il provvedimento adottato (Cass. sez. VI, 21.12.1995);

- che dunque - fermi i principi giurisprudenziali richiamati dall'impugnante sui limiti del controllo di merito, da parte del giudice della convalida, sull'operato della polizia giudiziaria - l'ordinanza gravata si palesa corretta anche nella parte in cui ha rigettato la richiesta di convalida dell'arresto in ordine al reato di cui all'art. 171 ter l. 633/41;

P. Q. M

Rigetta il ricorso.