Giustizia e società

Già in altre occasioni ho avuto modo di ribadire quale è il mio pensiero rispetto alle leggi e alle decisioni giurisprudenziali, per queste ultime, così come di prassi scritto, pronunciate “In Nome del Popolo Italiano”.

Ebbene, in entrambi i casi pare banale affermarlo, quanto vero allo stesso tempo, che sia le prime (leggi), ancorché in essere, cioè in vigore, sia le seconde (sentenze), vanno rispettate, anche se, tuttavia, credo che nessuno possa impedire a qualcun altro di disquisirne in merito alla loro inopportunità o discutibilità in taluni e specifici casi.

Di diverso avviso sono invece alcuni altri, secondo i quali le sentenze vanno rispettate in tutta la loto interezza, vale a dire senza osservazioni nel merito di tali decisioni. Ma, ribadisco, un conto è il rispetto, ovvero l’osservanza, altro è la possibilità di parlare di ciò che in qualche maniera può avere un certo impatto sulla società. Diversamente, verrebbe seriamente compresso fino alla sua soppressione l’insindacabile principio di libertà di espressione. Continua a leggere

Marco LILLI

Sociologo giurista e criminologo forense

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Islamici, Rom e Occidente

Il significato che ho inteso dare a questo mio breve contributo è principalmente quello di fare emergere se e quali differenze eventualmente esistono tra i fatti descritti in due ricerche a tema datate nel tempo e l’attualità. Vale a dire, a distanza di oltre un decennio, la politica è stata in grado di migliorare le cose, oppure sono addirittura peggiorate?

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Marco LILLI

Sociologo giurista e criminologo forense

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La norma giuridica

In linea generale, prima di tutto, credo si possa ragionevolmente affermare che l’istituzionalizzazione della norma giuridica, vale a dire riconoscerne la validità e significato, deriva dalla costanza con la quale la stessa viene osservata dai cittadini, quindi no, o comunque non solo, dalla sua contestualizzazione ad una singola situazione o ad un singolo rapporto tra due soggetti.

In secondo luogo, ulteriore caratteristica della giuridicità di una norma è proprio quella della previsione di una sanzione in caso di violazione della medesima, quindi per l’ipotesi in cui la stessa norma sia anche solo ignorata dal cittadino in termini di, per esempio, reati commissivi mediante omissione, altrimenti detto reati omissivi propri e impropri.

Perciò, reati commessi con volontà di cagionare un qualcosa (dolo), ma anche reati consumati per aver omesso un comportamento previsto come necessario e obbligatorio dalla legge affinché un evento, in genere dannoso, non si verifichi.

Omissione, pertanto, quale forma di condotta delittuosa caratterizzata dal comportamento negativo assunto dalla persona, la quale non abbia posto in essere una determinata azione che la norma gli imponeva in tal senso e che gli altri attori sociali si attendevano fosse rispettata. Riconducendo a due le posizioni di garanzia giuridicamente rilevanti: la prima riguarda il concetto di posizione volontaria di protezione in capo all’agente, cioè l’obbligo di protezione che può derivare da un rapporto volontaristico di assunzione di responsabilità verso qualcuno, in questo senso potrebbe esserne un esempio colui che quotidianamente si offre di far attraversare la strada ai bambini di fronte la scuola, cosicché rischia di rispondere di eventuali eventi lesivi verso i quali lo stesso si era assunto l’onere di evitare che si verificassero; la seconda afferisce al concetto di posizione di potere e di controllo in capo all’agente, cioè l’obbligo di controllo derivante da una posizione apicale ricoperta concernente una certa organizzazione, in questo senso potrebbe esserne un esempio l’imprenditore riguardo ad eventuali eventi lesivi in danno dei suoi dipendenti in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro, dove, non a caso, l’art. 2087 Codice civile stabilisce che: «L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Continua a leggere

Marco LILLI

Sociologo giurista e criminologo forense

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Manifestare il proprio pensiero

È sempre emozionante e coinvolgente, almeno dal mio punto di vista, trattare il tema in oggetto, specie se tenuto in considerazione con quanto stabilito nella prima parte dell’articolo 21 della Costituzione, e cioè: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Certo, qualche accostamento potrebbe essere fatto anche quando si tratta di divulgare notizie riguardanti fatti di cronaca giudiziaria frammisti a quelli di natura politica; si pensi per esempio ai casi sempre più frequenti oramai da anni di presunta o reale violazione del segreto istruttorio con divulgazione di intercettazioni telefoniche più o meno attinenti al procedimento penale di cui è causa. Ebbene, a parte i casi di palese violazione di legge, credo comunque opportuno ricordare, almeno secondo il mio pensiero, che le inchieste giornalistiche fanno la loro parte, nel senso che in una democrazia aiutano a garantire il bilanciamento tra il potere in mano a poche persone e il diritto dei cittadini ad essere portati a conoscenza di cosa, eventualmente, può celarsi dietro tale potere. Continua a leggere

Marco LILLI

Sociologo giurista e criminologo forense

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